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L'unicità del paziente

L'osteopata ignora cosa sia un protocollo di intervento per ciascuna patologia, poiché ogni suo intervento è basato sull'unicità psico-fisica del paziente nell'istante preciso della consultazione, piuttosto che sulla definizione patologica in cui il paziente viene imprigionato e ridotto. Ciò richiede un'attenta valutazione della sua fisionomia, costituzione corporale, stato psico-emotivo, capacità di recupero, postura, ampiezza dei movimenti attivi e passivi, vitalità espressa nella motilità viscerale, fasciale e nel ritmo cranio-sacrale. Le mani dell'Osteopata sono allenate a percepire le piccole variazioni che avvengono nei tessuti, raccogliendo così dati importanti su eventuali restrizioni di mobilità, temperatura corporea e densità da cui individua la "lesione osteopatica".

Nella luce di tali presupposti, il quadro sintomatico acquisisce un'importanza secondaria (ad eccezione dei casi che mettano a rischio la vita o la stabilità psico-fisica del paziente), poiché viene inserito nella condizione globale dell'individuo in esame. Ciò implica un distacco dell'intervento terapeutico dall'area in cui si manifesta il sintomo, per osservarne le interazioni e le possibili connessioni con tutte le altre strutture adiacenti o remote.